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Reportage
30 marzo 2015 - Il Fatto - Bosnia - Il Giornale
“Democrazia? Meglio Maometto Se ci attaccano ci difenderemo”
Gornja Maoca - «L'America dice che la democrazia è il sistema migliore al mondo. Noi invece crediamo che sia l'Islam» spiega Edis Bosnic, davanti alla bandiera nera con la scimitarra, che ha piazzato nel giardino. «A Gornja Maoca la nostra vita è salutare. Siamo circondati dalla natura. Non usiamo droghe, non beviamo alcol, non commettiamo adulterio e così non ci esponiamo al rischio dell'Aids» continua il giovane «portavoce» della comunità isolata dal mondo nella Bosnia nord orientale. Edis ha il callo della preghiera rivolto alla Mecca sulla fronte, il barbone islamico d'ordinanza ed una tunica in stile salafita. In una retata a Gornja Maoca l'hanno sbattuto in galera per un mese e poi ai domiciliari per «separatismo», ma le accuse sono cadute. 
Perché sventolate le bandiere nere?
«La scritta sul vessillo è una testimonianza di fede che dice “Non esiste altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta”. Solo pochi mesi fa gli europei hanno cominciato ad impaurirsi, ma la bandiera viene utilizzata da 1400 anni. E la usavano i combattenti per la libertà contro i sovietici in Afghanistan. Tu c'eri, ma nessuno parlava di minaccia, mentre adesso è diventata improvvisamente pericolosa».
Ma un mese fa c'era anche il simbolo dello Stato islamico all'ingresso del villaggio...
«È vero che qualcuno dei nostri vicini ha disegnato una bandiera dell'Isis. Non siamo d'accordo, anche se pure questo vessillo è un simbolo di fede. Il Califfato arriverà, non c'è dubbio, ma non come sostiene lo Stato islamico, che ha superato il limite e sta danneggiando l'immagine dell'Islam».
Perché, anche dal vostro villaggio, i giovani vanno a combattere in Siria?
«Non giudico i fratelli che partono, ma dico che basta aprire un libro di storia e vedere come i combattenti europei fin dai tempi delle crociate andavano a combattere a Gerusalemme. E altri erano pure al fianco dei turchi, che hanno conquistato territori europei. Niente di nuovo».
A Sarajevo è sotto processo per reclutamento di mujaheddin, anche in Italia, il predicatore Bilal Bosnic. Cosa pensa di questo caso?
«Conosco Bilal e penso che stia subendo una grande ingiustizia. Le accuse sono assolutamente ridicole. L'obiettivo è sbatterlo in carcere per mandare un messaggio a tutti: “Non provate a seguire la stessa strada”. In Siria sono andati non solo dall'Europa, ma anche dal Giappone per combattere le ingiustizie e chi massacra i bambini. È scritto nel Corano che un musulmano può aiutare i suoi fratelli in difficoltà».
Vi accusano di essere un centro di terroristi...
«Se cerchi terroristi non li troverai a Gornja Maoca. Siamo solo musulmani che vogliono vivere secondo le regole dell'Islam. E ci auguriamo che tutti diventino come noi, anche tu. In questo villaggio viviamo in pace, ma se ci attaccassero siamo pronti a difenderci. E purtroppo vediamo brutti segnali, come prima della guerra di venti anni fa». f.bil.
[continua]

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18 luglio 2019 | Tg4 | reportage
Il "gioco" della rotta balcanica
(are you going to play the game?) Il “gioco” così i migranti della rotta balcanica chiamano il viaggio clandestino dalla Bosnia all’Italia Ale Siljdedic portavoce polizia Negli ultimi due anni sono passati nel nostro cantone dai 15mila a 20mila migranti La Bosnia è un imbuto con almeno 8mila migranti, come questi algerini, giunti dalla Turchia che ogni giorno cercano in qualsiasi modo di arrivare nell’Unione europea L’autista compiacente che ha fatto pagare il biglietto il doppio scarica i migranti all’incrocio per la Croazia Prima del calare del buio i migranti si fermano per rifocillarsi a un passo dalla casa di un bosniaco che ha lavorato per anni in Italia (Edin Brkic) Vicino al confine i migranti si nascondono in case diroccate e marciano di notte per avvicinarsi ai punti di passaggio Come questo valico apparentemente non sorvegliato, ma i croati usano le camere termiche per individuare nel buio i clandestini I migranti ci provano anche di giorno a raggiungere la Croazia infilandosi nelle piantagioni di mais per non farsi vedere e nei campi aperti si mettono a correre nella speranza di non venire notati dalle pattuglie croate, che hanno a disposizione anche droni i croati, se intercettano i migranti li rimandano in Bosnia sequestrandogli tutto, pure le scarpe Siamo arrivati alla frontiera con l’Europa in mezzo alla boscaglia

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16 luglio 2019 | Quarta repubblica | reportage
I migranti da Sarajevo all'Italia
In Bosnia ci sono ottomila migranti che vogliono passare il confine croato per venire in Italia Si infilano anche di giorno nelle piantagioni di granturco E in campo aperto corrono per non farsi individuare dalle pattuglie della polizia croata che utilizza pure i droni Attraverso la boscaglia, che i migranti chiamano giungla, ci mettono dieci giorni a piedi per raggiungere Trieste Siamo arrivati sul confine europeo della Croazia in mezzo al nulla Fra i 100 e 200 migranti arrivano ogni sera con il treno da Sarajevo nell’imbuto della Bosnia nord occidentale Sono giunti fino a qui lungo la rotta balcanica via Turchia, Grecia, Macedonia e Serbia La polizia federale carica i migranti su un pullman per rimandarli indietro verso la parte serba della Bosnia, ma è una farsa Si incamminano lungo la strada asfaltata… e spariscono…. il giorno dopo riprendono il cammino verso i campi di accoglienza del cantone di Bihac vicini al confine croato A Vuciak, che significa tana del lupo, è stata montata una tendopoli Sono in 500, soprattutto pachistani e bengalesi, che non scappano dalle guerre come questo gruppetto Gli scontri fra migranti, per soldi o telefonini, sono all’ordine del giorno La Bosnia nord occidentale è una grande Lampedusa terrestre dove sono passati dal 2017 20mila migranti illegali diretti in Europa E la popolazione è esasperata Il “gioco” così i migranti chiamano il viaggio clandestino dalla Bosnia Ogni giorno escono dai campi con zaino e sacco a pelo e si dirigono alla stazione degli autobus L’autista compiacente che ha fatto pagare il biglietto il doppio scarica i migranti all’incrocio per la Croazia A ridosso del confine si fermano e si nascondono nelle case abbandonate Si muovono soprattutto con il buio grazie ai percorsi su Google map inviati via telefonino da chi ce l’ha fatta ma solo il 10% passa al primo tentativo. I croati li intercettano con le camere termiche, li pestano e rimandano in Bosnia dopo averli sequestrato anche le scarpe E i migranti ritentano il gioco dell’oca anche venti volte fino a quando non arrivano a Trieste

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08 aprile 2015 | TG5 | reportage
Bandiere nere in Bosnia e minacce al Papa
In Bosnia, ad un passo dall’Italia, sventolano le bandiere nere dell’Islam che ricordano quelle dei tagliagole che combattono in Siria. Sperduti fra boschi e colline non sono pochi i villaggi roccaforti dei salafiti, come Osve dove sembra di vivere in un emirato talebano con le donne coperte dalla testa ai piedi. Fra le case di Osve, una volta villaggio serbo, sventola la bandiera nera. Il figlio di Hamdo, Emrah Fojnica, si è fatto saltare in aria a 23 anni. Assieme a lui sarebbero partiti da quest’area una ventina di mujaheddin. Per raggiungere i villaggi roccaforte degli estremisti bisogna percorrere strade neppure segnate sulle mappe. Il rappresentante di Gornja Maoca spiega così la presenza delle bandiere nere. Secondo Edis Bosnic, barbone islamico d’ordinanza, ”la bandiera e la scritta è una testimonianza di fede che dice "Non c'è altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta”. Peccato, però, che sia anche il vessillo usato dai tagliagole. I bambini giocano con i kalaschnikov di legno. Da queste case è partito per la Siria, uno dei leader dei combattenti bosniaci, Nusret Imamovic, sulla lista nera americana dei terroristi. Dragan Lukac, il ministro dell’interno della Repubblica serba in Bosnia, lancia l’allarme: Abbiamo delle informazioni su possibili minacce dei radicali islamici per la visita del Papa, il 6 giugno, ci sono commenti on line sul fatto che non ha nulla a che fare con Sarajevo - rivela il ministro - convinto, però, che la polizia bosniaca garantirà la massima sicurezza alla visita. Husein Bosnic detto Bilal è sotto processo a Sarajevo con l’accusa di arruolare i volontari della guerra santa che dall’Europa, compresa l’Italia, vanno a combattere in Siria. E non solo....

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