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Articolo
09 gennaio 2016 - Prima - Egitto - Il Giornale
Terrore sul Mar Rosso: attacco all’hotel dei turisti
Le bandiere nere avrebbero attaccato un albergo dei turisti occidentali sul Mar Rosso ferendo tre persone, due austriaci e un danese. L'assalto è fallito grazie all'intervento delle forze di sicurezza egiziane. Secondo la prima versione rilanciata dalle televisione arabe ed agenzie locale i membri del commando sarebbero stati tre, tutti uccisi dai militari. Poi, con il passare delle ore, le autorità del Cairo hanno cercato di ridimensionare la portata della notizia sostenendo che si sarebbe trattato di una rapina finita male, che gli aggressori fossero due che uno degli uccisi aveva 21 anni e solo un coltello. Una versione da verificare - come la pista terroristica - che punta a non scatenare il panico fra i turisti.Secondo le notizie iniziali sembrava che almeno uno degli assalitori avesse un giubbotto esplosivo: l'obbiettivo era l'hotel Bella Vista, 270 stanze, a Hurghada, frequentato anche da italiani, ma il commando non è riuscito ad entrare. Il piano insomma sembrava fosse quello di compiere una strage e magari prendere degli ostaggi facendosi poi saltare in aria con le vittime. Alla fine invece sono stati appunto tre i turisti feriti, anche se ad un certo punto altre fonti indicavano una coppia di arabi di origine israeliana finiti sotto i colpi degli assalitori. Anche la dinamica è incerta: il commando sarebbe arrivato dal mare con un gommone, nonostante la barriera corallina, con l'acqua molto bassa. Il Bella Vista è sul mare e ha una spiaggia per i clienti e si suppone che il servizio di sicurezza fosse ben appostato per prevenire appunto attentati. La seconda versione della polizia parla invece di un passaggio attraverso il vicino ristorante. In ogni caso non è escluso che sia arrivata un'informazione precisa sul possibile obbiettivo: 48 ore prima infatti si era verificato un altro episodio inquietante, con una colonna di autobus di turisti arabi israeliani diretti a visitare le vestigia dell'antico Egitto era stata attaccata con colpi di arma da fuoco. La scorta ha sventato la minaccia e non ci sono stati feriti.Di sicuro gli aggressori di ieri sera hanno aperto il fuoco all'ingresso del Bella Vista prima che Mohamed Hassan Mahfouz, nato nella provincia di Giza, vicino al Cairo, venisse abbattuto. Testimonianze in loco confermerebbero l'esistenza del corpetto esplosivo, nonché il ritrovamento di bandiere nere dello Stato islamico che alcune persone sostenevano addirittura di aver visto sventolare. Anche in questo caso però la polizia poi ha smentito dicendo che gli aggressori fossero armati solo di coltelli e pistole giocattolo. In ogni caso, se la pista terroristica fosse confermata, sarebbe la prova che la costola del Califfato nella penisola del Sinai è una delle formazioni più pericolose agli ordini di Abu Bakr al Baghdadi. Si tratta della evoluzione del gruppo Ansar Bayt al Maqdis, meglio noto come i «Sostenitori di Gerusalemme» ripulita dagli ebrei. All'inizio aveva giurato fedeltà ad Al Qaida e all'egiziano Ayman Al Zawahiri, erede di Osama bin Laden. Nel novembre del 2014 gran parte degli estremisti della penisola hanno cambiato aderito al Califfato. Il generale Abdel Fattah al Sisi, nuovo uomo forte al Cairo, ha impiegato aviazione e carri armati per snidarli, ma con successi solo temporanei.

video
23 febbraio 2016 | Porta a Porta | reportage
Il caso Regeni
Un video, denunce pubbliche dei pericoli per gli studenti in Egitto e scritti militanti mostrano un altro volto dei referenti accademici inglesi di Giulio Regeni. Non sono solo professori universitari, ma attivisti contro il regime egiziano oppure erano a conoscenza dei rischi della ricerca al Cairo dello studente friulano. Lo rivela il numero di Panorama in edicola con un titolo forte: “Le colpe dei docenti di Cambridge”.

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21 agosto 2013 | Uno Mattina | reportage
I Fratelli musulmani piegati dalla piazza e dai militari
Sull'Egitto i grandi inviati sono rimasti infatuati dai Fratelli musulmani duramente repressi, ma gran parte degli egiziani non stava più con loro e non li considerava delle vittime

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10 febbraio 2016 | Sky Tg24 | reportage
Il caso Regeni
I misteri di un'orribile moret al Cairo. I suoi supervisori dell'università di Cambridge lo avevano messo in guardia sui rischi che correva?

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radio

15 febbraio 2016 | Zapping Radio uno | intervento
Egitto
Misteri e sospetti sulla morte di Regeni
Ospedali Bombardati in Siria.Non si fermano i raid:Germano Dottori analista strategicoLuiss,Gastone Breccia esperto Medio Oriente,Loris De Filippi presidente MSF. I misteri ed i sospetti sulla morte di Regeni:Fausto Biloslavo.

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07 aprile 2016 | Zapping Rai Radio 1 | intervento
Egitto
Regeni: la pista inglese
Le referenti accademiche di Regeni sono protette da un insolito tabù mediatico e governativo. In realtà proprio il ruolo delle docenti di Cambridge potrebbe indirizzare verso il movente dell’orribile fine del giovane ricercatore. Maha Abdulrahaman, la sua tutor di origini egiziane, l’11 giugno dello scorso anno aveva tenuto una conferenza sui “Diritti umani in Egitto” a Cambridge nella sede di Amnesty international, che ha lanciato la campagna “verità per Giulio”. La conferenza denunciava le “forme di repressione contro giornalisti, studenti, attivisti, lavoratori e cittadini ordinari”. Pur conoscendo bene i pericoli ha controfirmato l’analisi del rischio presentata da Regeni all’università per poter andare al Cairo. La sua sodale, Alexander, ha storto il naso contro la “tardiva” presa di posizione britannica: “Quando un dottorando viene torturato ed ucciso i ministri sembrano riluttanti a dire qualcosa di critico sulle autorità egiziane”. In ottobre con Regeni al Cairo, grazie ai suoi contatti, la docente di Cambridge pubblicava un’analisi proponendo l’alleanza fra gli attivisti di sinistra ed i Fratelli musulmani “capace di farla finita con il regime del generale” Al Sisi, presidente egiziano. Il 25 ottobre firmava un appello contro la visita del capo dello stato egiziano a Londra, poi pubblicato su Ikhwanweb, il sito ufficiale dei Fratelli musulmani. Il 4 novembre con Regeni sempre in prima linea al Cairo arringava la piazza a Londra bollando Al Sisi come “un assassino” sollevando l’entusiasmo e lo sventolio delle bandiere della Fratellanza. Il tutto immortalato in un video, che non può essere sfuggito ai servizi inglesi ed egiziani. Alexander fin dal 2009 è in contatto con Maha Azzam, presidente dell’Egyptian Revolutionary Council, il governo ombra dell’opposizione ad Al Sisi con sede a Ginevra. La Farnesina non ha mai voluto commentare questa parte, inquietante ed ambigua, del caso Regeni, che potrebbe portare al movente del delitto.

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