LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
[continua]


REPORTAGE
La jihadista
partita da Padova
prigioniera
dei curdi
CAMP ROJ (SIRIA) - «Voglio tornare in Italia, anche se dovrò andare in carcere», dice convinta Meriem. Subito dopo aggiunge: «Almeno riabbraccio la mamma, che mi manca tanto». E scoppia a piangere. Meriem Rehaily, 22 anni, jihadista della provincia di Padova di origini marocchine è stata condannata il 12 dicembre a quattro anni per aver aderito allo Stato Islamico.
continua


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26 febbraio 2018
Il Piccolo
Intellettuali alle urne fra dubbi e scetticismo - Pareri elettorali da Ovadia a Biloslavo
di Lilli Goriup - TRIESTEDalle astensioni convinte alle indecisioni, dai voti di rottura alle critiche. Passando per le cinquanta sfumature di rosso dei delusi dal centrosinistra. I rappresentanti del mondo della cultura del Fvg sono tutt'altro che concordi sulla linea da tenere in vista dell'apertura alle urne. «Questa campagna elettorale è un incentivo al non voto - afferma lo scrittore Furio Bordon -. Provo una confusione di cui non ho colpa io, ma i politici. È il trionfo delle poltrone: tutti mettono davanti i propri interessi personali, ideologici e partitici davanti a quelli del popolo italiano. Le priorità? Recuperare serietà e responsabilità. Ci mancano statisti del calibro di Angela Merkel: forse dovrebbero comandare le donne».«Ho sempre votato - commenta Giorgio Spangher, giurista esperto in Procedura penale -. La percezione dell'insicurezza, l'illegalità diffusa e la crisi della giustizia sono tra i principali problemi del Paese». «Per chi voterò? Magari lo sapessi - constata Franco Però, direttore artistico del Rossetti -. Non per il centrodestra: non appartiene alla mia storia. Per il resto, non è un Paese per giovani: si parla di natalità ma per fare figli manca la prospettiva. Poi ci sono mille altri problemi, più forti per le classi meno agiate». Così il compositore Carlo De Incontrera: «Ho sempre votato e mi sento moralmente obbligato a farlo anche quest'anno, nonostante le tentazioni contrarie. Non so per chi: la sinistra che ho sempre votato stavolta non mi sembra di sinistra. L'altra sinistra andandosene ha commesso un errore ideologico. Sono frastornato dalla bassezza di ciò che sta accadendo. Disoccupazione, giovani, futuro i veri problemi del Paese. Per le questioni sovranazionali, spero in un'Europa più europea, fatta non da tecnici bensì da personalità politiche capaci di progettualità: al momento non le vedo». Il regista Massimiliano Finazzer Flory, che si autodefinisce «anarchico e liberale», taglia corto: «Invece di una classe dirigente ne abbiamo una digerente: pensa solo alla pancia degli elettori. È assurdo che non si pensi all'occupazione giovanile, soprattutto attraverso la cultura e il turismo. Il 4 marzo sarò in Francia a girare un film». Renzo Crivelli, professore emerito dell'Università di Trieste, dichiara: «Votare è un imperativo categorico: sceglierò per esclusione il meno peggio nel centrosinistra. Ma questa campagna elettorale è così frastornante da risultare silenziosa. L'Italia ha rimosso il senso della Storia». «Sono indeciso per la prima volta in vita mia - ammette lo scrittore Pino Roveredo -. Mi sento perso nel deserto e le oasi che vedo sono allucinatorie. Non c'è ripresa seria, ma solo misure tampone, mancano investimenti su educazione, crescita, giovani. Dico per chi non voterò: per tutti coloro che offendono l'intelligenza e la sofferenza del popolo con promesse irrealistiche». «In Europa il Paese così com'è non può competere eppure la volontà di restare legati all'Europa dovrebbe essere condivisa da tutte le forze politiche - commenta il rettore dell'Università di Trieste Maurizio Fermeglia -. Formazione alta e superiore, ricerca e innovazione tecnologica: anche se di certo voterò mi rendo conto che nel dibattito politico attuale questi temi non sono sfiorati». C'è delusione verso i partiti anche da parte degli elettori del centrodestra. «Voterò di certo, turandomi il naso - dichiara il fotogiornalista di guerra Fausto Biloslavo -, ma questa Italietta deve ridiventare un'Italia che crede a se stessa e non alle promesse roboanti dei politici. Meno parole, più fatti: lavoro per i giovani; controllo dei flussi migratori; recupero di un ruolo internazionale del Paese e questione fiscale. Dobbiamo ammettere le nostre responsabilità nel caos Libia e nei rapporti con la Russia. Non si può lavorare per pagare lo Stato: spero che la flat tax sia messa in atto e funzioni. Il nuovo sistema elettorale è osceno e non vedo grandi personalità politiche - conclude - a parte il ministro Minniti». L'artista triestino Paolo Cervi Kervischer farà un voto di rottura scegliendo «i 5 stelle: gli altri partiti sono un corpo solo con molte facce, delle marionette. Non so come si comporteranno i pentastellati ma almeno proviamo qualcosa di nuovo. Ho abbandonato il centrosinistra perché non si occupa più degli ultimi, mentre quella radicale non ha possibilità di vincere». Di altro avviso lo scrittore e drammaturgo Moni Ovadia: «Le elezioni sono condizione sufficiente ma non necessaria alla democrazia: quest'ultima richiede la reale partecipazione dei cittadini alla vita della comunità, mentre oggi si sente parlare solo di percentuali e sondaggi. Si gioca ad allargare i diritti civili per togliere quelli sociali come educazione, salute e lavoro, privatizzando tutto. Potere al popolo è l'unica lista a dire "lavorare meno, lavorare tutti" ma anche a battersi per la difesa del pianeta e del pacifismo». Lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz analizza le possibile conseguenze del voto del 4 marzo: «Trieste oggi è di nuovo il porto più centrale del Mediterraneo. Ciò rende molto nervosa la destra friulana, che farà di tutto per abbattere la dirigenza del Porto, se entrerà nel governo del Paese e poi in quello della Regione in combutta con i "sommergibilisti camberiani". Se non vogliamo tornare marginali dobbiamo sostenere un governo che non lo permetta. Renzi ce l'ha messa tutta per eliminare i più validi del suo partito, come Cuperlo o Russo, e lasciare i seggi garantiti a "quei col cul coverto", come si dice da queste parti. In ciò purtroppo è stata complice una legge elettorale che porta un nome triestino. Al contrario Debora Serracchiani, che ha dovuto difendersi dagli attacchi maschilisti del suo partito pur avendo governato meglio di loro, sta visitando le periferie che altri politici non vedevano da decenni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA [vai all'allegato]





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