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Reportage
08 marzo 2022 - Esteri - Ucraina - Grazia
Questa è la nostra terra
KIEV - Il lugubre ululato della sirena dell’allarme aereo, come nella seconda guerra mondiale, rimbomba in piazza Maidan deserta e spettrale. Poi inizia il conto alla rovescia. E arriva in lontananza l’esplosione, brutta, fragorosa di un missile da crociera lanciato dalla flotta russa nel mar Nero o dai bombardieri strategici che possono farlo a grande distanza volando fuori dallo spazio aereo ucraino. Al quarto giorno di guerra l’obiettivo è un deposito di petrolio a una dozzina di chilometri dalla capitale. Colpito in pieno alzerà per tutta la notte alte lingue di fuoco verso il cielo.
Fino al 24 febbraio la capitale dell’Ucraina pulsava di vita. I ragazzi si ritrovavano al centro, in piazza Maidan, per ballare al ritmo della musica pop russa. Il buio della guerra ha inghiottito la normalità: Kiev, sotto assedio, è una città morta. Tutto sprangato, nessuno o pochissimi per strada anche di giorno quando non c’è il coprifuoco. I segni di vita sono le code degli automobilisti ai rari benzinai ancora aperti. Oppure gli assalti ai supermarket che tirano su le serrande a singhiozzo. Per un po’ di pane, formaggio e scatolette ci vogliono due ore e mezza di fila.
I taxi sono spariti o presi d’assalto da chi fugge salutato alla finestra dai familairi in lacrime, che restano tappati in casa o nei bunker improvvisati. “Stiamo scappando e ci portiamo dietro anche i gatti - spiega un giovane con la fidanzata - Dov’è l’Europa che doveva aiutarci e ci ha abbandonato?”. La coppia se ne va trafelata e lui fa il segno di vittoria sussurrando: “Peace”.
Senza macchina per raccontare la guerra bisogna mettersi in marcia con giubbotto anti proiettile, elmetto pronto e zaino in spalla. Un drappello della Guardia nazionale ti ferma per avvolgerti attorno al braccio un nastro da carrozziere, segno distintivo che sei un “amico” e non un infiltrato. Lunga la strada risuona l’allarme aereo e cerchi un sottopassaggio come rifugio. Nella metropolitana trasformata in bunker è accaduto un miracolo: una notte di guerra è nata la piccola Mia.
Dopo due ore e mezza a piedi trovi l’esercito ucraino che protegge i blindati sotto un cavalcavia. “I russi? Sono poco più avanti” ammette una babushka di mezza età con le unghie laccate di blu e in mimetica. Ancora un chilometro e senti l’odore di guerra della gomma bruciata e delle lamiere contorte. Un camion russo incenerito sta ancora fumando e fra i rottami hanno raccolto i pezzi dei soldati russi respinti dalla 101° brigata ucraina. “E’ stata dura. Sono arrivati di notte con i tank, ma li abbiamo fermati.  Sappiamo che torneranno. Non molliamo, non cederemo di un centimetro” racconta Alexander, 24 anni, studente di ingegneria richiamato in servizio.
A Kharkiv, seconda città del paese, la battaglia è feroce. Le colonne russe penetrano da tutte le parti e arrivano al centro. Sembra una disfatta, ma gli ucraini passano al contrattacco  e fanno fuori i blindati di Mosca. Sui social i militari postano le immagini dei prigionieri, ragazzotti di leva impauriti e dei mezzi nemici in fiamme con un commento che non lascia dubbi: “Così accogliamo i russi”. In realtà alcune cittadine, come Kupiansk, importante snodo ferroviario, hanno alzato la bandiera di Mosca senza sparare un colpo per fermare gli invasori. Anche nel Donbass controllato dagli ucraini non tutti scappano in attesa dell’arrivo dei soldati di Putin.
A Kiev si combatte anche a mezzogiorno. Sulla grande arteria che porta a Maidan un camion ucraino viene crivellato di colpi. Il sangue degli uomini a bordo è ancora sul selciato e sul cassone dietro. Gli ucraini raccontano che “erano soldati russi con le divise del nostra esercito. Sabotatori che volevano arrivare al centro”. La paranoia degli infiltrati, che segnerebbero con simboli speciali obiettivi o punti di raduno, sta alimentando una cappa di tensione e paura. Il sindaco di Kiev, l’ex pugile Vitali Klitschko, emana editti draconiani: “Chi gira durante il coprifuoco verrà considerato un russo e trattato di conseguenza”. In attesa dell’attacco circolano in rete istruzioni banali, ma che potrebbero servire: “Smontiamo la segnaletica su tutte le strade del Paese. Il nemico non conosce il territorio e non sa orientarsi. Aiutiamoli ad andare all’inferno”.
Gli ucraini sembrano resistere come Davide contro Golia. E non mancano gesti eroici: Vitaly Skakun Volodymyrovych, militare del genio di 24 anni, si è fatto saltare in aria con il ponte che aveva minato per non far passare i carri armati di Putin dalla Crimea. Un cellulare ha ripreso un ucraino che si mette davanti ad una colonna russa come il ragazzo cinese di Tienanmen. Una signora di mezza età “attacca” un soldato di Mosca urlandogli: “Cosa fai in Ucraina. Siete degli invasori. Tornatevene a casa”.
Si mobilitano anche le star come l\'ex miss Ucraina, Anastasia Lenna, che posta su Instagram le sue foto con un mitragliatore nuovo di zecca. Sergiy Stakhovsky, il tennista che ha battuto Federer a Wimbledon, si è arruolato come riservista.
Il grido di battaglia è “gloria all’Ucraina” e a Kiev si prepara la resistenza nei quartieri e nei sobborghi. Alexander Olefirenko
è un veterano del fronte del Donbass, che in otto anni di guerra dimenticata nel cuore dell’Europa ha provocato 14mila morti e l’invasione del Cremlino. “Le donne preparano le molotov. Noi uomini pattugliamo i quartieri  e siamo pronti a tirare su le barricate - racconta -Lanceremo le bottiglie incendiarie contro i carri armati come a Praga e Budapest durante le invasioni sovietiche, ma questa volta i russi troveranno pane per i loro denti”.
Fausto Biloslavo

video
03 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea ultimatum dei russi alle basi ucraine


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07 marzo 2014 | TG5 | reportage
In Crimea arrivano i volontari serbi
SEBASTOPOLI - Folti barboni, mimetiche, coltellacci alla cintola e sulla spalla il teschio con le tibie incrociate, simbolo del sacrificio in nome del popolo slavo. Si presenta così una ventina di cetnici, i paramilitari serbi, arrivati in Crimea per dare man forte ai filo russi. Non è stato facile trovare l’avanguardia dei “lupi” come vengono chiamati i volontari giunti dalla Serbia.

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14 marzo 2014 | TG5 | reportage
Gli italiani di Crimea
Gli italiani di Crimea, emigrati nella penisola oltre duecento anni fa, furono deportati in Siberia e decimati da Stalin, che li considerava una spina nel fianco durante la seconda guerra mondiale. Poi sono tornati a Kerch, vicino all'ex confine con la Russia. Gli italiani di origine sono ancora 500.

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26 maggio 2014 | RadioVaticana | intervento
Ucraina
Il nuovo presidente ucraino e la guerra civile nell'Est
I rapporti con Mosca, la crisi economica, la secessione del Donbas e lo spettro della guerra civile sempre più sanguinosa.

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16 aprile 2014 | Radio IES | intervento
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Una nuova Crimea


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27 marzo 2014 | La notte di radio uno | intervento
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Crimea, i trenta giorni che sconvolsero l'Europa


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