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Reportage
26 marzo 2015 - Il Fatto - Bosnia - Il Giornale |
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La pista da Belluno a Sarajevo A processo l’imam reclutatore |
SARJEVO - Hussein Bosnic, nome di battaglia Bilal, esce dall'aula del tribunale di Sarajevo ammanettato con il lungo barbone islamico d'ordinanza e una tunica blu. Davanti ai giornalisti abbassa lo sguardo. Due papà bosniaci hanno appena testimoniato accusandolo di aver reclutato i loro figli per la Siria con il lavaggio del cervello della guerra santa. Uno è morto e l'altro ha chiamato l'ultima volta a casa il primo gennaio dal fronte del Califfato. Bosnic è un anello importante della catena di arruolamento dei mujaheddin non solo in Bosnia, ma in mezza Europa compresa l'Italia. Una «Balkan connection» che coinvolge gruppi estremisti salafiti pure in Kosovo ed Albania, colpita ieri dall'operazione antiterrorismo scattata in Italia e a Tirana. «In nome della guerra santa ha mandato mio figlio, Suad, di 23 anni, a morire in Siria. Perché non è andato lui a combattere per il Califfato?» tuona in tribunale Rifet Sabic. Subito dopo sul banco dei testimoni arriva un altro papà, Sefik Cuturovic. Bosnic gli ha radicalizzato il figlio di 19 anni arruolato nello Stato islamico. «Ibro da quando lavorava per Bosnic ha cominciato ad inveire contro di me dicendo che sono un infedele, traditore dell'Islam», racconta in aula il genitore. La moglie, separata, ha pure cominciato a cambiare «vestendosi e atteggiandosi come una wahabita». Bosnic controinterroga i testimoni con una voce da agnellino, guardato a vista da due nerboruti poliziotti. La sua difesa è semplice: «Non vi ho mai visto, non avete prove che sono stato io a mandare i vostri figli in Siria». I bosniaci andati a combattere con il Califfo sono 160. Oltre il 90% ha aderito allo Stato islamico e vivono a Raqqa o ad Aleppo. Trenta sono morti ed altrettanti rientrati in patria. L'imam itinerante che ha predicato la guerra santa in mezza Europa è stato arrestato lo scorso settembre. Bosnic «incitava a compiere attività terroristiche» secondo l'accusa e non ha reclutato solo in Bosnia, ma anche in Italia. A casa sua a Buzim sono stati ospitati il bosniaco Ismar Mesinovic e il macedone Munifer Karamaleski per ricevere la benedizione e i contatti per la Siria. Tutti e due vivevano in provincia di Belluno. Mesinovic è stato ucciso nel gennaio 2014, ma si era portato dietro il figlio di tre anni, che è rimasto nel Califfato con una famiglia bosniaca. «Il nonno è venuto a chiedermi se posso fare qualcosa per il piccolo, ma si trova ad Aleppo o a Raqqa» spiega Dubravko Campara, il procuratore che accusa Bosnic. In aprile sarà a Venezia per scambiare informazioni con i nostri investigatori. «La magistratura italiana sta cooperando con quella bosniaca sul caso Bosnic - conferma Ruggero Corrias, ambasciatore in Bosnia -. I due Paesi collaborano attivamente contro la minaccia terroristica. È di qualche settimana fa la missione a Sarajevo del capo dell'antiterrorismo del Ministero dell'Interno, Lamberto Giannini». Secondo le autorità locali gli estremisti islamici nel Paese sono almeno tremila, una stima per difetto. Bosnic si è fatto le ossa da giovane nel battaglione Al-mujaheddin, contro i serbi, composto da volontari arabi e afghani. Il suo comandante era l'egiziano Anwar Shaban, uno dei primi terroristi usciti dalla moschea di viale Jenner a Milano negli anni Novanta. Bosnic fa parte di una «Balkan connection» che si estende in Kosovo e Albania con predicatori ancora a piede libero e ben radicati in Italia. Imam reclutatori, che da qualche parte trovano i soldi per girare l'Europa e i Balcani ad arruolare mujaheddin. Il procuratore bosniaco Campara rivela che «Bosnic ha ricevuto 200mila dollari da un “benefattore” del Qatar. Via Interpol abbiamo chiesto informazioni su questo personaggio senza ricevere risposta». www.gliocchidellaguerra.it |
[continua] |
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16 luglio 2019 | Tg4 | reportage
Bosnia, Lampedusa terrestre
In Bosnia, una gigantesca Lampedusa terrestre, arrivano un centinaio di migranti al giorno. E si incamminano verso il nostro paese per entrare in Europa
00. 12 - “Non ho documenti. Tutti noi del Bangladesh adesso andiamo in Italia”
E prima di affrontare i dieci giorni di viaggio soprattutto a piedi consultano le mappe con i campi minati della guerra nell’ex Yugoslavia
Uno dei punti di partenza è questa tendopoli allestita dalle autorità a Vucjak nella Bosnia nord occidentale
La croce rossa locale fa quelle che può distribuendo viveri per circa 500 migranti in gran parte pachistani e addirittura nepalesi, che tentano più volte di arrivare a Trieste
00.50 “Sono dell’Afghanistan e sto viaggiando da 4 anni per venire in Europa. Ieri sono stato deportato dalla Slovenia di nuovo in Bosnia”
E la tensione è alle stelle con scontri etnici fra i migranti. Secondo la polizia locale sono stati registrati negli ultimi mesi 489 incidenti spesso per soldi o telefonini
Soprattutto a Bihac dove i migranti si incontrano per strada
1.23- “Chi ti ha assalito. Chi?”
“Penso afghani e pachistani”
“Altri migranti?”
“Altri migranti”
Al campo di Vuciak, che significa tana del lupo, l’acqua arriva con le autopompe.
Solo nel cantone di Bihac, sul confine più a nord ovest con la Croazia, ci sarebbero 4500 migranti in 5 centri e altri in sistemazioni private.
Li aiutano anche alcune volontarie italiane
1.53 - Mirian Ong delle Acli
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16 luglio 2019 | Quarta repubblica | reportage
I migranti da Sarajevo all'Italia
In Bosnia ci sono ottomila migranti che vogliono passare il confine croato per venire in Italia
Si infilano anche di giorno nelle piantagioni di granturco
E in campo aperto corrono per non farsi individuare dalle pattuglie della polizia croata che utilizza pure i droni
Attraverso la boscaglia, che i migranti chiamano giungla, ci mettono dieci giorni a piedi per raggiungere Trieste
Siamo arrivati sul confine europeo della Croazia in mezzo al nulla
Fra i 100 e 200 migranti arrivano ogni sera con il treno da Sarajevo nell’imbuto della Bosnia nord occidentale
Sono giunti fino a qui lungo la rotta balcanica via Turchia, Grecia, Macedonia e Serbia
La polizia federale carica i migranti su un pullman per rimandarli indietro verso la parte serba della Bosnia, ma è una farsa
Si incamminano lungo la strada asfaltata… e spariscono….
il giorno dopo riprendono il cammino verso i campi di accoglienza del cantone di Bihac vicini al confine croato
A Vuciak, che significa tana del lupo, è stata montata una tendopoli
Sono in 500, soprattutto pachistani e bengalesi, che non scappano dalle guerre come questo gruppetto
Gli scontri fra migranti, per soldi o telefonini, sono all’ordine del giorno
La Bosnia nord occidentale è una grande Lampedusa terrestre dove sono passati dal 2017 20mila migranti illegali diretti in Europa
E la popolazione è esasperata
Il “gioco” così i migranti chiamano il viaggio clandestino dalla Bosnia
Ogni giorno escono dai campi con zaino e sacco a pelo e si dirigono alla stazione degli autobus
L’autista compiacente che ha fatto pagare il biglietto il doppio scarica i migranti all’incrocio per la Croazia
A ridosso del confine si fermano e si nascondono nelle case abbandonate
Si muovono soprattutto con il buio grazie ai percorsi su Google map inviati via telefonino da chi ce l’ha fatta
ma solo il 10% passa al primo tentativo. I croati li intercettano con le camere termiche, li pestano e rimandano in Bosnia dopo averli sequestrato anche le scarpe
E i migranti ritentano il gioco dell’oca anche venti volte fino a quando non arrivano a Trieste
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08 aprile 2015 | TG5 | reportage
Bandiere nere in Bosnia e minacce al Papa
In Bosnia, ad un passo dall’Italia, sventolano le bandiere nere dell’Islam che ricordano quelle dei tagliagole che combattono in Siria.
Sperduti fra boschi e colline non sono pochi i villaggi roccaforti dei salafiti, come Osve dove sembra di vivere in un emirato talebano con le donne coperte dalla testa ai piedi.
Fra le case di Osve, una volta villaggio serbo, sventola la bandiera nera.
Il figlio di Hamdo, Emrah Fojnica, si è fatto saltare in aria a 23 anni. Assieme a lui sarebbero partiti da quest’area una ventina di mujaheddin.
Per raggiungere i villaggi roccaforte degli estremisti bisogna percorrere strade neppure segnate sulle mappe.
Il rappresentante di Gornja Maoca spiega così la presenza delle bandiere nere.
Secondo Edis Bosnic, barbone islamico d’ordinanza, ”la bandiera e la scritta è una testimonianza di fede che dice "Non c'è altro Dio che Allah e Maometto è il suo profeta”. Peccato, però, che sia anche il vessillo usato dai tagliagole.
I bambini giocano con i kalaschnikov di legno. Da queste case è partito per la Siria, uno dei leader dei combattenti bosniaci, Nusret Imamovic, sulla lista nera americana dei terroristi.
Dragan Lukac, il ministro dell’interno della Repubblica serba in Bosnia, lancia l’allarme:
Abbiamo delle informazioni su possibili minacce dei radicali islamici per la visita del Papa, il 6 giugno,
ci sono commenti on line sul fatto che non ha nulla a che fare con Sarajevo - rivela il ministro - convinto, però, che la polizia bosniaca garantirà la massima sicurezza alla visita.
Husein Bosnic detto Bilal è sotto processo a Sarajevo con l’accusa di arruolare i volontari della guerra santa che dall’Europa, compresa l’Italia, vanno a combattere in Siria. E non solo....
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