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Reportage
03 aprile 2021 - Attualità - Iraq - Il Giornale
“Ho abbandonato l’Islam per il cristianesimo e in Irak rischio la vita”
Baghdad «Ho deciso di abbandonare la religione musulmana per diventare cristiano. Dopo aver visto quello che è successo, non solo in Irak, penso che sia una fede migliore, di pace, la mia fede», spiega convinto Ahmed, nome di fantasia, di un giovane musulmano convertito, in segreto, a Baghdad. Nei giorni della storica visita di Papa Francesco Il Giornale lo ha incontrato, con tutte le precauzioni del caso, perché convertirsi al cristianesimo può ancora significare una condanna a morte degli estremisti islamici. Ahmed parla un italiano comprensibile, che ha imparato «in rete da autodidatta».
«Fin da ragazzo avevo fatto amicizia con una famiglia di cristiani, dei vicini di casa. Così ho cominciato a conoscere la loro fede. Poi mi sono messo a leggere di nascosto il nuovo e vecchio Testamento. Mi sono avvicinato al cristianesimo prima della nascita dello Stato islamico. E ho visto, non solo con l\\\'Isis, come in nome della fede sia stata compiuta una terribile violenza. Le milizie sciite estremiste continuano ad essere dappertutto, in giro per le strade».
«Vorrei farmi battezzare - spiega Ahmed, che da tempo ci aveva contattato per parlare della sua conversione - ma non ho mai osato entrare in una chiesa perché sarebbe un rischio. Sono un musulmano che ha abbracciato il cristianesimo. Un pericolo per me e per loro. La legge in Iraq punisce scelte come la mia anche con la pena di morte. La famiglia non sa nulla della conversione. Mia madre lo ha capito, mi ha detto di fare quel che sento ma di fare attenzione ma tutti gli altri sono all\\\'oscuro. Ho tre zii, che mi ammazzerebbero se venissero a saperlo», racconta Ahmed. Anche se non ha mai seguito il catechismo e non è stato ancora battezzato il giovane iracheno è certo: «Nell\\\'animo mi sono già convertito. E per la mia scelta cristiana, rischio la vita ogni giorno». Un altro convertito come lui la vita l\\\'ha persa per la sua nuova fede. «Avevo un amico, più giovane di me, che si chiamava Mustafa. Si era convertito, ma postava su Facebook i simboli cristiani, l\\\'immagine di Gesù, le parole del Vangelo e attaccava l\\\'estremismo - spiega Ahmed -. Gli avevo detto di fermarsi, che finirà male, che doveva stare attento. Era un ragazzino e non ascoltava i miei consigli. Circa un anno fa è stato rapito e 48 ore dopo i familiari hanno trovato il corpo abbandonato in strada, poco distante da casa. Gli avevano sparato un proiettile in testa. E sul petto aveva un cartello con scritto: Questa è la fine degli infedeli».
Per Ahmed è sempre più complicato nascondere la sua autoconversione: «Mi sono reso conto che è difficile rispettare il Ramadan e andare in moschea a pregare». Ahmed ha fin dall\\\'inizio un obiettivo, che si è rafforzato con la visita del Papa. «Il mio sogno sarebbe visitare il Vaticano. Ho provato a chiedere il visto all\\\'ambasciata italiana, due volte, ma via posta elettronica mi hanno risposto sempre di no, che non è possibile», spiega il convertito. Alcuni amici, che hanno scelto di abbandonare l\\\'Irak cercavano di convincerlo a seguire la via clandestina. «Mi dicono fai come noi, che andiamo in Europa passando per la Turchia ma non voglio usare le rotte dei trafficanti di uomini». Il giovane convertito si è schierato, come molti suoi coetanei, al fianco delle proteste di piazza dello scorso anno nella capitale contro la corruzione e le milizie, poi represse a fucilate. Nella speranza di un futuro migliore ha una sola certezza: «Credo in Dio, Gesù e Maria. Mi sento cristiano al 100 per cento. Magari mi manca il battesimo, ma talvolta per tutte le difficoltà che sto vivendo forse sono più cristiano di altri».
[continua]

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18 novembre 2015 | Virus Raid due | reportage
Speciale terrorismo
LE IMMAGINI DELLA BATTAGLIA DI SINJAR NEL NORD DELL'IRAQ VICINO AL CONFINE SIRIANO, CHE HA SPACCATO IN DUE IL CALIFFATO. COLLEGAMENTO SULL'INTERVENTO DI TERRA: "SPAZZARE VIA IL CALIFFATO NON E' IMPOSSIBILE, MA NON ABBIAMO GLI ATTRIBUTI E LA VOLONTA' POLITICA DI UNIRE LE FORZE"

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21 giugno 2016 | Caffè di Rai 1 | reportage
Profughi dimenticati
Sulle macerie della guerra in Iraq, grazie al Rotary, abbiamo raccontato il dramma dei profughi dimenticati. Siamo stati gli occhi della guerra lungo il fronte dove scappano i rifugiati dall'offensiva su Mosul, la capitale del Califfato. Siamo andati nei campi dove i cristiani in fuga vivono in condizioni miserevoli. Siamo stati sotto le tende dei siriani attirati dai trafficanti per partire verso l’Europa. Abbiamo raccolto le testimonianze dei rifugiati yazidi massacrati dalle bandiere nere. Con le loro donne schiave come Lamja saltata su una mina per fuggire allo Stato islamico. Drammi veri provocati dalla tragedia della guerra.Storie terribili, che non possiamo dimenticare e che abbimo presentato 7 giugno a Cremona.

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22 novembre 2014 | | reportage
Premio Cutuli
Da Erbil collegamento per ricordare Maria Grazia uccisa dai talebani il 19 novembre 2011 a Surobi sulla strada per Kabul

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06 ottobre 2015 | Zapping Rai Radio 1 | intervento
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Raid italiani in Iraq?
Raid italiani le ipotesi:Paolo Magri dir.Ispi,Fausto Biloslavo corrispondente Il Giornale.

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26 agosto 2010 | Radio Anch'io - Radio Uno | intervento
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Missione compiuta?
Il ritiro del grosso dei soldati americani lascia un paese ancora instabile, ma la missione è in parte compiuta.

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14 giugno 2014 | Radio24 | intervento
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L'avanzata del Califfato
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31 ottobre 2010 | Nuova Spazio Radio | intervento
Iraq
Wikileaks dice quello che si sa già. Per tutti è un grande scoop
I rapporti Usa che smonterebbero la versione italiana di un episodio della battaglia dei ponti ad An Nassiryah e la morte accidentale di un paracadutista in Iraq sono la classica tempesta in un bicchier d’acqua. Le rivelazioni di Wikileaks sugli italiani della missione Antica Babilonia derivano dagli stessi rapporti scritti dal nostro contingente, che lungo la catena di comando arrivavano fino al quartier generale americano a Baghdad. E altro ancora.

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