LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
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REPORTAGE
La meglio gioventù
in prima linea
contro il virus
“L’ambulanza arriva con un paziente colpito da infarto, come non contagiato. E’ grave e bisogna fare di tutto per salvarlo. Assieme al medico interveniamo subito, ma al primo controllo ci rendiamo conto che ha i segni del virus sui polmoni” racconta a Panorama, Giovanni Buttignon, 22 anni. Il giovane infermiere si è laureato il 18 novembre e sei giorni dopo era già in prima linea al pronto soccorso dell’ospedale di Gorizia. Il 9 dicembre si trova di fronte il paziente positivo pensando che non lo fosse. “Il brivido lungo la schiena lo senti subito. Mi sono aggrappato all’idea che ci vogliono 15 minuti per venire infettati. Eravamo ancora in tempo - spiega il giovanissimo infermiere - Alla velocità della luce ci siamo infilati tute e protezioni per continuare a stabilizzarlo, ma purtroppo il paziente non ce l’ha fatta”.
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I libri degli altri

imageDistanze

autore: Giovanni Porzio
editore: Iniziative culturali spa
anno: 2005
pagine: 80
Dopo l'11 settembre con Giovanni Porzio, inviato speciale di Panorama, condividevo da settimane l’ufficio del direttore di una fabbrica di cemento, inoperosa da anni, nelle retrovie a nord di Kabul. Si dormiva per terra, in sacco a pelo, uno appiccicato all’altro, si mangiava un pugno di riso e la doccia rappresentava un ricordo lontano. L’aspetto più curioso era che al mattino il direttore veniva in ufficio, non si capisce a fare cosa e quindi dovevamo sgomberare per la giornata, in cerca della storia di guerra quotidiana.
Porzio non è un giornalista da albergo ed ha iniziato questo mestiere nel 1981 raccontando l'assassinio del presidente egiziano Sadat. Nel corso dei suoi viaggi ha visitato 120 paesi, pubblicato centinaia di articoli e diversi libri. Durante la prima guerra del Golfo, nel 1991, è stato catturato dagli iracheni. Lui non se lo ricorda, ma l’ho conosciuto in quell’occasione intervistandolo per il glorioso TriesteOggi, subito dopo la sua liberazione. Aveva sofferto la fame, anche se non maltrattamenti, assieme a Gabriella Simoni, inviata di Studio aperto, una delle poche donne che va veramente in prima linea. Inevitabile che i due diventassero coppia nella vita, oltre che nel lavoro. L’aspetto più dolce è vederli telefonare ai figli con il satellitare, dai posti più schifosi della terra, parlando con loro dei problemi quotidiani e promettendo, a turno, di tornare presto a casa. A Bagdad, nei giorni convulsi della caduta di Saddam giravamo assieme e talvolta ce la siamo vista brutta.
Per Giovanni scrivere è il suo mestiere, ma ha anche un particolare amore e talento per la macchina fotografica. Le immagini che ha scattato, sul fronte di conflitti duri e sanguinosi, parlano da sole. Quelle raccolte in questo libro fotografico raccontano l’Iraq in fiamme, o l’esodo dei kosovari nel 1999 in maniera ancora più incisiva, rispetto a tanti articoli. Come lo stesso Porzio ha scritto: “Se il mestiere di inviato di guerra ha un senso è nel valore della testimonianza”. Una testimonianza, in questo caso attraverso immagini, che lascia il segno. Una testimonianza che dimostra come i giornalisti onesti, che vanno in prima linea, con la penna o la macchina fotografica, siano i veri occhi della guerra.

FAUSTO BILOSLAVO


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