LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
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REPORTAGE
Guerra senza fine nell'Afghanistan dimenticato
KABUL - Il buio pesto di una notte senza stelle è squarciato dai bagliori rossastri della mitragliatrice pesante sul tetto di un blindato, che sputa raffiche verso valle. I talebani hanno attaccato una base avanzata della polizia ad un passo da Maidan Shahr, capoluogo del Wardack. Non una provincia qualunque, ma la porta d’ingresso verso Kabul, da dove si infiltrano i terroristi suicidi che seminano morte e distruzione nella capitale. La colonna di blindati della polizia si è inerpicata sulla careggiata tortuosa che porta alla “pietra nera”, la posizione che domina l’area infestata dai talebani.
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autore: Fausto Biloslavo e Gian Micalessin
editore: Mondadori
anno: 2018
pagine: 356
Guerra? La mia generazione (sono nato nel 1954) e` la prima a non averla vissuta. Ma la conosco bene, eccome. Me l’hanno raccontata i nonni, i genitori, gli zii. E poi i libri, i film, la tv. Mille volte. In mille modi diversi. Pochi, pero`, quelli davvero indimenticabili. Cosi`, per me, guerra e` il battesimo in battaglia, ad Austerlitz (Moravia, 2 dicembre 1805), del principe Andrej Nikolaevicˇ Bolkonskij, magistralmente descritto da Lev Nikola`evicˇ Tolsto`j nel suo immortale capolavoro (Guerra e pace, 1865). Oppure lo sbarco del capitano John Miller-Tom Hanks a Omaha Beach (Normandia, 6 giugno 1944), ventiquattro memorabili minuti girati da Steven Spielberg per il film che ha commosso il mondo (Saving Private Ryan, 1998). O, ancora, la cattura a Sirte (Libia, 20 ottobre 2011) di Mu'ammar Gheddafi, filmata con uno smartphone dai suoi aguzzini e consegnata alla Storia attraverso i tg. Eccola, la mia guerra. Un gigantesco storytelling multimediale con la letteratura, il cinema e il citizen journalism accomunati dallo stesso registro narrativo – il minimalismo – per descrivere gli orrori, fissarli nella memoria e impartire una lezione che gli uomini continuano a ignorare. La violenza delle armi, lo strazio dei corpi, l’odore della morte… Micalessin, due fuoriclasse del giornalismo freelance, hanno scelto di dedicare oltre metà dell’esistenza, sacrificando la vita privata, la sicurezza sociale, la salute. Figli di esuli istriani – percio` ribelli da sempre a qualsivoglia forma di conformismo – e cacciatori di verita`, i due partono ogni volta che il mondo, da qualche parte, brucia: Afghanistan, Birmania, Bosnia ed Erzegovina, Cecenia, Libia, Siria, Ucraina, Uganda… Arrivano, guardano, interrogano, fotografano, filmano, scrivono. E rischiano – sistematicamente – di fare il viaggio di ritorno dentro una bara, come e` successo al loro amico e collega Almerigo Grilz, ucciso in Mozambico il 19 maggio 1987 quando aveva da poco compiuto trentaquattro anni. Fausto e Gian (e Almerigo) sarebbero piaciuti a Erodoto, magnifico collezionista di brandelli testimoniali, primo e inarrivabile inviato speciale della Storia. Sarebbero piaciuti anche a Tolsto`j e – se li conoscesse – piacerebbero a Spielberg, perchè, come loro, fedeli al minimalismo, raccontano nei dettagli solo cio` che vedono, senza alcun compiacimento ma, soprattutto, senza autocensura. E, infatti, in questo libro alla verita` non si fanno sconti. Restituendo, cosi`, al giornalismo la dignita` che i piu`, quotidianamente, per sciatteria o convenienza, calpestano e offendono. Chapeau. Massimo Donelli
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