LIBRO E MOSTRA Gli occhi
della guerra
Gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea. Per questo gli occhi della guerra diventano il titolo di un libro fotografico. Un libro per raccontare, con immagini e sguardi fugaci, 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo.
[continua]


REPORTAGE
Polveriera libica
la bomba
dei migranti
GHARYAN - “Libertà, libertà” gridano in inglese i dannati rinchiusi nel centro di detenzione di Gharyan, 70 chilometri a sud di Tripoli, costruito dagli italiani al tempo del colonnello Gheddafi. Semi nudi, in un lezzo di carne umana sotto chiave, i migranti economici provenienti dall’Africa occidentale intercettati dai libici infilano le braccia fra le sbarre dell’ingresso dei capannoni-celle gesticolando come ossessi per attrarre l’attenzione. “Vogliamo tornare a casa. Viviamo come bestie in condizioni terribili con cibo scarso e cattivo, pochi vestiti, dormendo per terra” dicono tutti dal minorenne della Costa d’Avorio ai cristiani giunti dalla Nigeria, ai musulmani del Sudan.
continua

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Raffaele Ciriello
Di Raffaele la dimensione più incredibile ed invisibile era la passione. Quella che gli faceva dimenticare la carriera, o forse solo la professione, di chirurgo plastico per correre in Somalia Kosovo, Sierra Leone, Cecenia, Afghanistan. Nei reportage in Kosovo, Bosnia, Afghanistan ho viaggiato con lui senza capire chi fosse veramente. Se un medico con l’hobby della fotografia o un fotografo costretto a vivere di medicina. Ad ogni partenza continuava a stupirmi il tempo e la dedizione dedicati ad un mestiere che ufficialmente non era il suo. In Kosovo nell’estate del 1998 Raffaele, Gian Micalessin ed io fummo i primi al mondo ad attraversare le montagne albanesi con i guerriglieri kosovari. Fu un viaggio faticoso, rischioso, lungo e difficile. Il primo così duro per Raffaele, ma non fece una piega. Mi sorprendeva quella sua capacità di non mangiare, di non toccare cibo. L’imboscata dei serbi ci separò sotto il fuoco dei proiettili.Gian e Raffaele pensavano che fossi morto. Ci ritrovammo dopo una fuga notturna ammaccati e senza forze. Il 13 marzo 2002 non volevo credere ala notizia della sua morte. Una raffica di mitragliatore sparata da un carro armato israeliano l’aveva colpito mentre riprendeva un gruppo di guerriglieri palestinesi. A casa lo aspettavno, come sempre, sua moglie e la piccola Carolina.

www.raffaeleciriello.com


02 maggio 2008
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